Quando abbiamo letto “Io sono foglia”, i bimbi hanno realizzato che per ogni foglia raccolta questo autunno potevano immaginare una storia. L’idea iniziale quindi prevedeva di fargli scrivere la loro storia su un foglio.
Poi mi sono imbattuta nel meraviglioso libro di @titera010 che è stato per me fonte di ispirazione. Così ho proposto ai bimbi di scrivere il nostro di libro, un racconto completo su fogli rilegati da leggere e rileggere negli anni a venire. Anzi, meglio ancora era scriverlo su un leporello, la forma che secondo me valorizza al massimo un silent book. Perché l’idea era quella di un libro che parlasse con le immagini, con le figure che le foglie interpretavano, come fossero attrici.

La proposta è stata accolta con entusiasmo da tutti e tre.
Maddalena (5 anni) e Giacomo (3 anni e mezzo) in particolare hanno partecipato soprattutto alla parte più fantasiosa del progetto, quella di osservazione delle foglie e invenzione delle storie. Successivamente il loro interesse si è spostato su altro, sia per stanchezza che per difficoltà (tipica dell’infanzia) di attenzione così duratura. Tuttavia, durante i loro giochi passavamo frequentemente per osservare il progresso.
Tommaso (6 anni e mezzo), invece, ha letteralmente fatto suo questo progetto, portandolo avanti con tenacia, cura e desiderio. Sì, l’ho visto splendere durante quel tempo trascorso insieme, desideroso di vedere quello che con grande impegno stava realizzando.

Io ho cercato di partecipare più da un punto di vista operativo che artistico, in modo da lasciare spazio alle loro idee.
Non implicarmi del tutto avrebbe richiesto troppo sforzo e frustrazione ai bimbi, ma ho comunque cercato di valorizzare al massimo ogni loro slancio.
Inoltre, per Tommaso si è trasformato in tempo che ho dedicato solo a lui, lui che è spesso schivo e che raramente manifesta i propri sentimenti. Forse anche per questo l’ho visto brillare, abituato a condividere le attenzioni e a comportarsi da fratello maggiore ha trovato un suo piccolo spazio di espressione affine al suo temperamento e alle sue passioni.
Una volta creata la storia, Tommaso ha incollato le foglie scelte mentre io ho abbozzato a matita gli schizzi dei personaggi. Quindi abbiamo dipinto insieme sfondo e disegni con la tecnica degli acquerelli.

A questo punto il nostro silent book era terminato, ma il racconto di Tommaso era troppo prezioso per non metterlo per iscritto. Perciò nei giorni successivi, a mente fresca, ci siamo seduti davanti a libro e, sfogliandolo, mentre lui lo raccontava, io lo trascrivevo. E mentre io glielo dettavo, lui lo scriveva in bella copia su fogli trasparenti da (anche) sovrapporre alle immagini.

Chi di voi mi segue nelle storie sa che è stata dura e mi ha aiutata a scegliere cosa fare del testo. Integrarlo al libro o rilegarlo a parte? Come si poteva valorizzare la creatività di questi bimbi? La risposta esatta non c’era, ma solo la migliore, quella che tenesse meglio insieme tutti i fattori: il formato leporello, la lettura fantasiosa e personale di ciascun lettore, ma soprattutto l’impegno che Tommaso aveva dedicato sia alla pittura che alla scrittura di un testo molto più complesso di quello era abituato ad affrontare fino a quel momento. Il testo è quindi stato rilegato a parte, ma con una bacchetta a inserimento, qualcosa che la rendesse quindi non definitiva, qualcosa da sfilare all’occasione ma anche per sempre. Questo lo scopriremo poi!
Tommaso avrebbe voluto prestare questo libro alla scuola affinché entrasse a far parte della sua biblioteca dalla quale gli studenti prendono in prestito libri tutte le settimane. Poi ha scoperto che la sua maestra era prossima al matrimonio e ha deciso di regalarlo a lei come dono di nozze e personale dedica di auguri.
Perciò stasera, come ultima sera, lui ha prestato la sua voce per leggerlo ai suoi fratelli, mentre io la presto per leggerlo a voi. Buona visione e buon ascolto.

